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<Martedì, 13-Ott-2020 9:30 AM
  ARTICOLI ottobre 2020
 
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Fascite plantare

salute
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La fascite plantare è una patologia caratterizzata dall’infiammazione della fascia che riveste i muscoli della pianta del piede, cioè la fascia plantare. Quest’ultima, denominata anche aponeurosi plantare o legamento arcuato, è un’importante fascia fibrosa che connette la parte mediale del calcagno alla radice delle dita del piede.
La fascia plantare è indispensabile per stabilizzare e sorreggere l’arco plantare longitudinale. Essa ricopre un ruolo biomeccanico quando si cammina, laddove il piede si trasforma in una leva rigida migliorando la propulsione anteriore. In fase di carico, invece, essa cagiona la supinazione del piede stesso.

Cause
La fascite plantare può essere causata da obesità, avanzamento dell’età, stato di gravidanza, problematiche del piede come la spina calcaneare o il piede piatto o cavo, scarpe non adatte e repentino aumento dell’attività motoria. Lo stress della fascia plantare ne cagiona l’infiammazione. Il miglior rimedio è evitare carichi eccessivi, ovvero restare seduti o sdraiati per almeno una settimana o dieci giorni, anche alla luce del fatto che la pianta del piede è una struttura bianca, cioè poco vascolarizzata e quindi riceve meno sostanze antinfiammatorie portate dal sangue. Anche per questa ragione, i tempi di recupero sono più lunghi.
Lo stato infiammatorio, in caso di mancata guarigione, può trasformarsi in situazione cronica provocando dolore soprattutto la mattina appena alzati e la sera dopo il carico dell’intera giornata.
L’infiammazione, dunque, può essere connessa principalmente a due fattori: una condizione di piattismo del piede, che espone la fascia plantare ad un grande e ripetuto stress fino a quando, un’azione inconsueta come una lunga camminata, una corsa o lo stesso invecchiamento che fa diminuire l’elasticità naturale, fa esplodere l’infiammazione; alla base dello stato infiammatorio può anche esserci un appoggio della pianta cavo con o senza un lieve retropiede valgo. In questo caso la fascia deve tenere troppo energicamente l’arco plantare in posizione verticalizzante e il retropiede valgo finisce per sollecitare il fascio più interno e più arcuato della fascia plantare. Fra le possibili conseguenze vi è l’associazione con la spina calcaneare.

Diagnosi
La diagnosi di fascite plantare è solitamente composta clinicamente dall’esame obiettivo, dall’anamnesi e dall’esame fisico. I pazienti possono lamentare dolore al tallone appena svegliati o dopo essere stati a lungo seduti. Il dolore acuto può presentarsi toccando la parte calcaneare plantare mediale ed essere causato dalla dorsoflessione passiva della caviglia. Per escludere la presenza di fibromi plantari è consigliata la valutazione ecografica. Il ricorso all’ultrasonografia e risonanza magnetica è riservato in caso di recidiva o per escludere ulteriori patologie del tallone.
Rimedi
Nella maggioranza dei casi, un trattamento conservativo allevia il dolore. In tal senso, si può dire che questa tipologia di trattamento ha come scopo la riduzione del dolore e dello stato infiammatorio, il recupero della funzione delle articolazioni e dei muscoli e il ripristino della sensibilità propriocettiva.
La terapia conservativa può essere declinata attraverso diverse fasi. Inizialmente è indicato il riposo, l’utilizzo di una talloniera, l’assunzione di FANS, la terapia manuale con massaggio profondo e dei trigger point miofasciali, stretching della fascia plantare e del tendine d’Achille, kinesiotaping, fisioterapia trumentale tipo: oultrasuoni, laser alta potenza. Tecarterapia, onde d’urto. Quest’ultima modalità terapeutica può consentire un miglioramento clinico efficace e prolungato nel tempo nelle persone che soffrono di fascite plantare cronica. Nei casi di difficile risoluzione si può optare anche per un’infiltrazione di corticosteroidi.
La scelta delle terapia viene fatta in base alla gravità della problematica e dopo visita specialistica ortopedica o fisiatrica mirata ad una corretta diagnosi.
Qualora i trattamenti poc’anzi indicati non portino i risultati sperati, è possibile optare anche ad intervento chirurgico di fasciotomia plantare, intervento quasi mai consigliato

Dr.Maurizio Radi
Fisioterapista - osteopata


   
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AIKIDO
sport
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L’origine

L’aikido è una disciplina marziale tradizionale giapponese creata dal maestro Morihei Ueshiba, nato il 14 dicembre 1883 a Tanabe.
Morihei Ueshiba iniziò a praticare sin da bambino varie arti marziali, com’era tradizione e costume per l’epoca, apprendendo nel corso degli anni il sumo, il Jūjutsu e il Bukijutsu. In particolare, nel corso della sua vita e attraversando varie esperienze, la disciplina che approfondirà in modo particolare sarà Daito-Ryu Aiki Jujutsu, sotto la guida del maestro Takeda Sōkaku (1859-1943), caposcuola all’epoca di tale disciplina. Nel 1927 il Maestro Ushiba, forte dell’esperienza marziale acquisita, anche nel campo di diverse discipline esoteriche, religiose e spirituali che approfondirà nel corso di tutta la sua vita, si trasferisce a Tokyo, dove aprirà un proprio dōjō ed inizierà ad insegnare l’Aiki Budō, primo nucleo della futura arte marziale, compendio degli insegnamenti del Daitō ryū e delle altre discipline apprese. Nel 1931 fonda il Kobukan dōjō, che diverrà poi l’attuale Aikido Honbu Dojo. Durante la seconda guerra mondiale, si ritira nelle campagne di Iwama, dove fonda l’Ibaraki dōjō e l’Aiki Jinja, il tempio dell’Aikidō ed inizia sistematicamente l’insegnamento della nuova disciplina, l’aikido, ad un numero ristretto e selezionato di allievi. Il secondo conflitto mondiale lascerà una profonda ferita spirituale nel Maestro Ueshiba, il quale darà all’aikido una connotazione sempre più spirituale e di armonia universale.
Il Maestro Morirei Ueshiba, chiamato anche Ōsensei ovvero “Gran Maestro” o “maestro dei maestri” in segno di riconoscimento della sua genialità e grandezza tecnica marziale e spirituale, morirà a Iwana il 26 aprile 1969.
Per Info:
Via Montanelli, 39 PESARO contatta
RICCARDO al 347 0954032


   
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Artigiani, parte la liquidazione
ma ritardi ingiustificabili
cna
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Artigiani, parte la liquidazione dell’integrazione salariale di maggio
e giugno Bordoni della CNA “Bene, ma ritardi così non sono più giustificabili”



PESARO - Inizieranno ad essere liquidati gli agognati 370 milioni, con i quali il Fondo di solidarietà Bilaterale dell’artigianato riuscirà ad onorare gli impegni per i mesi di maggio e giugno, che per la nostra regione significa rispondere alle attese di 25.000 lavoratori con oltre 22 milioni di euro (dei quali oltre 5milioni per la provincia di Pesaro e Urbino).

“Sono finalmente arrivate al Fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato le risorse stanziate dal Decreto Agosto – afferma il segretario della CNA di Pesaro e Urbino, Moreno Bordoni - per consentire l’erogazione delle prestazioni di sostegno al reddito legate all’emergenza sanitaria. Fsba può quindi riprendere il versamento delle integrazioni salariali, procedendo al pagamento delle richieste ricevute per i mesi di maggio, giugno e luglio di quest’anno”.

Per Bordoni e la CNA “Si tratta di uno stanziamento importante, atteso da diverse settimane e che abbiamo sollecitato a più riprese ai ministri competenti, accogliendo le istanze delle nostre imprese e dei loro lavoratori ai limiti della disperazione. In questa fase di emergenza, dalla quale purtroppo non siamo ancora usciti, è necessario rispettare gli impegni e non sono più tollerabili ritardi come questi”.

“Continueremo, questo è garantito, l’interlocuzione con il Governo. Va assicurata al Fondo, infatti, una rapida assegnazione delle risorse ancora necessarie a pagare le settimane rimaste scoperte del periodo precedente e le ulteriori diciotto settimane di integrazione salariale sempre previste dal Decreto Agosto per la fase successiva al 13 luglio 2020”.


   
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